Terzi luoghi educativi al Festival A tutto tondo
Al Rondò dei talenti di Cuneo, tre giorni di formazione e confronto dedicati a chi lavora nei territori
Perché parlare di terzi luoghi educativi
L’educazione non avviene soltanto a scuola o in famiglia.
Esistono luoghi aperti alla comunità in cui persone di età diverse possono incontrarsi, sperimentare, imparare, partecipare e tessere relazioni. Sono spazi capaci di affiancare i contesti educativi più tradizionali e di contribuire al benessere e allo sviluppo dei territori.
La summer school ha proposto un approfondimento sul ruolo dei terzi luoghi educativi nel rispondere alle fragilità, nel favorire la partecipazione attiva di bambine, bambini e giovani e nel sostenere processi di rigenerazione urbana e sociale.
Al centro del confronto sono stati posti temi come il community engagement, l’agopuntura urbana, l’educazione incidentale e la possibilità di creare tempi di pensiero condiviso.
Un dialogo tra ricerca, pratiche ed esperienze territoriali
Nel corso delle quattro giornate si sono alternati contributi teorici, esperienze nazionali e momenti laboratoriali.
Hanno partecipato come docenti e relatori la docente esperta in terzi luoghi sparsi nel mondo Ana Dias Chiaruttini dell’Università di Tolosa, il sociologo Carlo Andorlini dell’Università di Firenze, l’esperta in valutazione Anna Claudia Pollina di Impresa Sociale Con i Bambini, lo psicologo Andrea Bariselli, il sociologo Stefano Laffi, Simone Buzzella, Eleonora Cortese e Andrea Panizza di Officine Badoni, Federica Gemelli del Movicentro di Bra, Simonetta Bruno del Campus dei Talenti, insieme a Paola Merlino e Irene Miletto e ancora la nostra Federica Collinetti e il segretario generale della Fondazione CR Biella Andrea Quaregna.
I loro contributi hanno permesso di osservare i terzi luoghi educativi da prospettive differenti: la ricerca, le pratiche di partecipazione, la rigenerazione degli spazi, il coinvolgimento dei giovani e delle persone adulte, il ruolo delle relazioni, l’inciampo e l’imprevisto, o ancora la capacità dei territori di attivare nuove opportunità.
Tra le esperienze invitate a condividere il proprio percorso c’erano anche Cascina Oremo con Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, insieme ad altre realtà italiane impegnate a sperimentare nuovi modi di vivere l’educazione e le comunità.
Imparare facendo
La summer school non si è limitata alle lezioni frontali.
Laboratori, lavori di gruppo, visual thinking e progettazione collaborativa hanno permesso alle partecipanti e ai partecipanti di confrontarsi su idee, strumenti e metodi da riportare nei propri contesti professionali e territoriali.
Le attività hanno favorito lo scambio tra competenze, ruoli ed esperienze differenti, trasformando riflessioni e domande in mappe, immagini e proposte condivise.
Un metodo coerente con il tema stesso della summer school: i terzi luoghi educativi vivono infatti della qualità delle relazioni, della possibilità di incontrarsi e della capacità di lasciare spazio anche all’imprevisto.
Cinque idee che ci portiamo a casa
Ogni percorso formativo lascia strumenti, domande e nuovi punti di vista. La summer school sui terzi luoghi educativi ha consegnato alcune chiavi di lettura che possono accompagnare il lavoro di chi progetta e vive luoghi aperti alla comunità.
1. Creatività, talenti ed esperienze crescono insieme
Il percorso parte dall’esperienza: è attraverso ciò che le persone vivono, fanno e sperimentano che il talento può emergere, svilupparsi e trovare occasioni per essere messo in gioco.
Quando il talento viene riconosciuto e mobilitato, si attiva anche la creatività, intesa non solo come capacità individuale, ma come possibilità di immaginare soluzioni nuove, leggere diversamente i problemi e generare cambiamento.
L’intreccio tra esperienza, talento e creatività può così favorire processi di trasformazione, stabilizzazione ed emancipazione, rafforzando l’autonomia delle persone e la loro capacità di incidere nei contesti che abitano.
2. Piccoli interventi possono generare grandi cambiamenti
L’idea di agopuntura urbana insegna che anche azioni puntuali possono attivare trasformazioni significative. Rigenerare un luogo non significa necessariamente realizzare grandi opere, ma individuare quei piccoli interventi capaci di migliorare la qualità delle relazioni e della vita di una comunità.
3. Il contesto è un intreccio di relazioni
Un territorio non è fatto soltanto di edifici e servizi. È un sistema di relazioni, competenze, opportunità e significati. Leggere il contesto significa comprenderne le connessioni e valorizzare le alleanze tra persone, organizzazioni e istituzioni.
4. La partecipazione si progetta insieme
I terzi luoghi educativi funzionano quando chi li vive diventa protagonista grazie al community engagement. Coinvolgere bambine e bambini, giovani, famiglie, educatrici ed educatori, associazioni e cittadini non è un passaggio accessorio, ma il modo migliore per creare luoghi vivi, capaci di evolvere nel tempo.
5. Accogliere l’imprevisto
Una delle riflessioni più stimolanti emerse durante la summer school riguarda il valore dell’imprevisto. I terzi luoghi educativi non sono spazi dove tutto è programmato nei minimi dettagli, ma luoghi in cui può nascere un incontro inatteso, una conversazione, un’idea o una collaborazione. “Inciampare” nell’imprevisto significa lasciare spazio alla curiosità, alle relazioni spontanee e a ciò che non era stato pianificato. È spesso proprio da questi momenti che prendono forma le esperienze più significative.


